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| Scritto da anita | |
| martedì 05 agosto 2008 | |
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Ingredienti:
Preparazione: Imburrare una teglia (39 x 27 x 2,5 cm circa) per preparare la panetela; coprire con carta da forno. Intanto riscaldare il forno a 190°. Sbattete le uova per 10 minuti e aggiungete un pò alla volta lo zucchero. Aggiungete la vanillina e l'acqua nella quale avrete sciolto il lievito e per ultima la farina. Amalgamare il tutto e mettete la panetela nella teglia. Per i tempi di cottura regolatevi guardando, grosso modo ci vorranno 40 minuti circa. Una volta cotta, toglietela dal forno elasciatela ben raffreddare. Prendete poi i bordi della carta e girate la panetela su uno strofinaccio umido e, aiutandovi con un coltello, facendo molta attenzione a che non si rompa, togliere con cautela la carta. Quindi spolveratela con dello zucchero a velo. A questo punto farcitela con crema, cioccolato o marmellata. Arrotolate di nuovo e adornare a piacere. Servire tagliandola a fette. CURIOSITA' Nell'immaginazione cubana, l'AVANA E' DONNA. Benchè il suo nome derivi dall'ultimo cacicco*, Habaguanex, la leggenda ha subito inventato la bella india raffigurata sulla fontana detta della "Noble Habana". E lo stellato notturno è un ventaglio tenuto in mano da Cecilia Valdès, la sensuale mulatta protagonista di un amatissimo, romantico feuilleton di Villaverde. Perchè quando altrove quasi più nessuno si emoziona, le ragazze dell'Avana ballano ancora, con poco rum, poco caffè e borsette piene di nulla: un mozzicone di rossetto, una carta d'identità gualcita con lo stemma di un paese orgoglioso, un libro, poche foto in bianco e nero, poco denaro per i pochi autobus. Con addosso profumi da quattro soldi che non riescono a cancellare l'aroma della brezza marina e del sole, con i fiori sgargianti dei pochi vestiti con cui si vestono poco, perchè l'aria e gli sguardi le accarezzino meglio, e con i loro cuori ancora capaci d'allegria, le ragazze dell'Avana ballano controcorrente e contromano nella loro città umida e sdrucita, ma anche eternamente spettinata dal vento e percorsa dalla giovinezza, dall'utopia e da sciami di biciclette. Per tutto questo l'Avana lascia sempre nel viaggiatore un rimpianto disarmante come il suo cielo soffice e terso, che s'accende d'arancione e cremisi quando la città s'inchina all'imbrunire, prima di precipitare nel languore delle sue notti. * Cacicco era l'appellativo dei capi indigeni dell'America centro-meridionale al tempo dell'occupazione spagnola.
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| Ultimo aggiornamento ( mercoledì 06 agosto 2008 ) |
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