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La Santeria Cubana: Gli Orichas

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Scritto da Francesco   
domenica 28 settembre 2008

Aggayu Solà
E' l’oricha assimilato a San Cristoforo. È il padrone delle forze terrene e il padre di Changó.

Babalù Ayé
E' uno degli Orisha più invocati dai fedeli nella Santeria, ma anche dai cattolici cubani. E' la divinità che ha a che fare con le malattie del corpo, le epidemie, le menomazioni.
La raffigurazione di Babalu Aye, infatti, è quella di un mendicante storpio, coperto di piaghe, vestito solo di una poverissima veste bianca. Ma Babalu è anche colui che aiuta chi soffre, il santo a cui tutti chiedono la grazia della guarigione e l'aiuto negli stati di malessere fisico, di problemi di salute propria o di persone care.
Moltissime sono le manifestazioni del culto a San Lazzaro, veri e propri voti che i fedeli adempiono andando in pellegrinaggio al santuario dedicato a questo santo nel quartiere Habana Centro della capitale. Si vedono persone che percorrono il sentiero in ginocchio, vestite di stracci bianchi, che donano soldi e altri regali ai tanti mendicanti che si affollano attorno al luogo santo e mille altre espressioni di gratitudine o di offerte votive.

Changò
E' probabilmente il più popolare degli Orishas.
Changò (Santa Barbara, nell'iconografia sincretica cattolica) domina i lampi, i tuoni, il fuoco, i tamburi e la danza.
E' una divinità guerriera di temperamento astuto e strategico, ma molto irascibile.
Il suo carattere primario, comunque, è quello di essere la personificazione stessa della virilità.
In un passato leggendario, Changò era l'imperatore (Alafin) del regno di Oyo. La sua sposa legittima è Obba, ma mantiene relazioni amorose anche con Oyà e Ochun. E' un Orisha dal carattere focoso e dalla volontà ferrea, appassionato di tutti i piaceri terreni: il ballo, i tamburi, le feste, le donne, il cibo.
Si accompagna sempre ad Elegguà, di cui si dice è Ocanani, che significa fatti di un solo cuore, inseparabili.
La natura di Changò trova la sua rappresentazione più evidente nella caduta di un fulmine, nella rapidità con cui il fuoco può divorare ciò che incontra sulla sua strada.
La leggenda vuole che le capacità divinatorie di Ifà originariamente appartenessero a questo Orisha, e che questi le abbia cedute a Orula in cambio della bravura nella danza.
I suoi figli, comunque, mantengono forti capacità di divinazione. In onore della sua grandezza, ogni volta che viene menzionato Changò i fedeli si sollevano sulla punta dei piedi o si alzano se sono seduti.
La casa di Changò viene generalmente rappresentata come un castello fortificato, in ricordo del suo passato di imperatore.
I suoi simboli sono strumenti guerrieri, come la lancia e l'ascia e i suoi colori sono il rosso e il bianco.
I numeri in cui si rappresenta sono il 4 e il 6.

Elegguà
E' colui che presiede ad ogni cammino e ad ogni porta del mondo.
E' il depositario dell'Ashé, ovvero del potere spirituale.
E' anche simbolo degli opposti.
I suoi colori sono il rosso e il nero, proprio a sottolineare la sua natura contraddittoria. In un certo senso, Elegguà si situa a metà strada tra gli esseri umani e gli esseri divini. Viene personificato in un bambino, messaggero capriccioso ma anche ingenuo tra i due mondi. Proprio per questo suo ruolo di intermediario tra uomini e divinità, Elegguà ha una stretta relazione con Orula. Qualunque azione voglia intraprendere un credente nella Santeria, la prima cosa che farà sarà consultare Elegguà, chiedere il suo consiglio e il suo permesso.
In tutti i rituali santeri, a lui è edicata la prima offerta sacrificale, poichè è Eleggua che apre ogni sentiero e decide se liberare la strada verso il raggiungimento di un obiettivo o costellarla di ostacoli e difficoltà.
Questo Orisha, nei riti di divinazione, parla ed è rappresentato attraverso i numeri 3 e 21.

Gli Ibeyi: Inle e Obatalà
Gli Ibeyi sono i due orichas gemelli identificati con San Cosma e San Damiano.

Inle (Erinle, Ynle)
E' l’oricha identificato con l’Arcangelo Raffaele e con l’Angelo Custode.

Obatalá
E' il padre benevolo di tutti gli orishas e dell'umanità. E' lui che presiede alla testa e alle menti degli esseri umani.
Olofi creò l'universo, ma diede a Obatalà il compito di organizzare il mondo e di creare l'umanità.
E' la fonte primaria della purezza e della saggezza. E' comprensivo e pacifico. Malgrado ciò il suo aspetto è quello di un guerriero e, grazie a questa veste, riesce a imporre la giustizia sul mondo.
Il suo colore dominante è il bianco, a volte mescolato al rosso, al marrone o ad altri colori che stanno a rappresentare i suoi diversi cammini (rappresentazioni e materializzazioni diverse di una stessa divinità).
Il bianco è il colore che lo contraddistingue poiché in esso sono racchiusi tutti i colori dell'iride e quindi, in un certo modo, tutte le divinità.
E' l'unico Orisha ad avere sia cammini maschili che femminili.

Obba (Obba Yurú)
E' l’oricha, figlia di Obatalá, identificato con Santa Rita da Cascia, Santa Caterina da Siena e Santa Caterina d’Alessandria.

Ochosi
E' il terzo membro del gruppo di Orishas denominato Guerreros e viene consegnato assieme a Eleggua, Oggun e Osun, la freccia della giustizia, per proteggere colui che riceve questa iniziazione, per aprire e spianare la sua strada.
Ochosi è un cacciatore che, per inseguire le sue prede esplora territori sconosciuti e impervi.
Nella gerarchia degli Orisha il suo ruolo è quello di intermediario e interprete per Obatalà, con cui è in stretta relazione.
I suoi colori sono il blu e il giallo, la sua rappresentazione materiale è quella di un gallo e la sua collocazione all'interno della casa degli iniziati è in un luogo elevato.

Ochún
E' la regina delle acque dolci, i torrenti, tutti i corsi d'acqua e i laghi.
E' la personificazione dell'amore e della fecondità.
A lei si ricorre anche per cercare un aiuto in problemi di carattere economico.
E' la più giovane delle divinità femminili e, malgrado ciò, ha il titolo di Iyalode o regina.
Possiede virtù curatrici che mette in pratica attraverso le sue acque e il miele, di cui è la padrona.
E' la seduttrice degli Orisha e in un'occasione riuscì a salvare il mondo costringendo, con il suo fascino, Oggun a uscire dalle foreste e tornare nella civiltà.
Nel suo cammino di Ibu Kole (una delle rappresentazioni dell'Orisha) salvò il mondo da una siccità volando in cielo.
Per la sua funzione centrale nell'intermediazione tra gli uomini e Orula, tutti coloro che vengono iniziati come Iawos, qualunque sia la divinità che stanno per ricevere, devono rendere omaggio a Ochun bagnandosi in un fiume.
I colori di Ochun (la cui rappresentazione sincretica è la Vergine della Carità di Santiago) sono il giallo e l'oro, il suo numero è il 5.
A lei appartengono i pavoni reali altri uccelli dal piumaggio colorato.
Ochun è in sostanza la rappresentazione della femminilità e come tale ha anche delle accentuate caratteristiche di vanità e narcisismo.
Adora le feste e i balli, i gioielli e gli adorni di ogni genere, soprattutto d'oro.
Il suo fiore preferito è il girasole.

Olofi-Oloddumare-Oloru
E' la trilogia di orichas identificata con la Divina Trinità.

Oricha Oko
Protettore di coloro che lavorano la terra, divinità della terra, dell’agricoltura e del raccolto, Oricha Oko è associato a San Isidro el Labrador, ossia il santo spagnolo Sant’Isidoro l’Agricoltore, patrono di Madrid e dei lavoratori.
A San Isidro viene riconosciuto il potere di provocare o arrestare la pioggia: quando il cielo minaccia temporali si fa una croce con la polvere e si recita questa formula: "San Isidro el Labrador, quita el agua y pon el sol".
San Isidro, patrono dei contadini e delle città di Madrid, León, Saragozza e Sevilla, era un umile agricoltore, vissuto nei pressi di Madrid tra il 1070 e il 1130; fu canonizzato da Papa Gregorio XV nel 1622.

Olokun
E' il mistero degli oceani. E' quanto di più immenso e profondo si possa immaginare, un'entità talmente estesa e misteriosa che la mente umana non riesce a concepirla e a farne una rappresentazione.
Olokun è, assieme a Yemayà, il principio vitale per eccellenza, colei da cui tutto scaturisce. Proprio in funzione della sua immensità e della sua impensabilità, Olokun è l'unico Orisha di cui non è possibile fare una rappresentazione materiale.
Nessun essere umano può essere posseduto da Olokun perché la sua vastità non potrebbe mai essere racchiusa in un corpo tanto limitato. Si può dire che Olokun è un'entità mistica a cui i credenti si rivolgono con estremo timore e rispetto.
I suoi misteri, infatti, così come sono fondamenti fecondi da cui la vita trae origine, possono diventare anche poteri distruttivi incontenibili.

Orula
E' l’oricha della divinazione e della sapienza identificato con San Francesco d’Assisi, San Giuseppe della Montagna e San Filippo.
E' l'unico a cui Olofi permise di essere testimone della creazione dell'universo.
Ora continua ad essere testimone del percorso dei destini degli esseri umani.
Uno dei suoi titoli è Eleri Ipin, testimone della creazione del destino.
I suoi sacerddoti sono i babalawos, che significa padri dei segreti. Il loro compito è quello di dedicare la loro intera esistenza alla pratica della divinazione e alle azioni ad essa correlate. Attraverso la Tavola di Ifà i babalawos svelano i segreti dell'universo e quelli dello svolgimento delle nostre singole esistenze.
I colori di Orula (o Orunmila) sono il verde e il giallo e riflettono la sua stretta relazione con Osain e con Ochùn, la sua apetevi, con cui ha una connessione molto strtta.
Orula è la saggezza e Ochun la conoscenza e la saggezza senza la conoscenza è inefficace, così come chi ha la conoscenza ma non la saggezza costituisce un pericolo per se stesso e per gli altri.

Oyá
Sposa di Changó, Oyá (Yansá, Yansán) è l’oricha il cui corrispettivo cattolico è la Virgen de la Candelaria (La Purificazione della Vergine), ossia Santa Teresita de Jesús, e la Virgen del Carmen.

Yemayá
Divinità dell’acqua salata e della maternità, è l’oricha assimilato alla Virgen de Regla. Le sue danze sono dolci e soavi, come a rappresentare le onde del mare.
Indossa sette braccialetti d’argento e sette gonne come a rappresentare i sette mari profondi e misteriosi.

Yewá
E' l’oricha assimilato a Nostra Signora degli Abbandonati, Nostra Signora di Monserrat, La Vergine dei Dolori, Santa Chiara d’Assisi e Santa Rosa da Lima.

Ultimo aggiornamento ( domenica 28 settembre 2008 )
 
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